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5. Ulteriori annotazioni e contributi al dibattito

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Messaggio  aldo zanchetta Lun 20 Apr 2009, 22:47

ULTERIORI NOTE ALLA DISCUSSIONE SULLE CAUSE DELLA CRISI

Mi sembra che con gli interventi di Ennio e di Leonardo la discussione sulle cause della crisi abbia preso velocità. Si tratta adesso di alimentarla con linguaggio il più possibile chiaro e comprensibile a tutti, e quanto scritto da Lorenzoni prima e Badiale poi dovrebbe stimolarci in questo senso. Sia Ennio che Leonardo in questo senso si sono ben comportati. Di Ennio ho apprezzato il tentativo di ricondurre a pochi punti essenziali la sua analisi, che forse per questo desiderio di sintesi mi è però sembrata un pò troppo semplificata. Leonardo giustamente la ha ampliata introducendo altri fattori, fra i quali l’aspetto “natura” e risorse naturali che troppo a lungo è stato lasciato fuori, forse anche dallo stesso Marx, che in fondo sull’economia ha ereditato un filone comune anche a quello capitalista, segnato dal produttivismo e dall’industrialismo, pur se in una prospettiva certo diversa.

Prima di apportare qualche riflessione ulteriore vorrei però fare una precisazione sul “consenso di Washington” che Ennio lega al predominio del dollaro come valuta di riferimento.
L’ espressione Consenso di Washington deriva da una definizione fortunata dell’ economista Williamson che nel 1989 in un suo articolo aveva fissato il paradigma neoliberista dello sviluppo in 10 principi definiti come la saggezza riconosciuta da tutti gli economisti quotati e adottati dall’ Fmi e dalla Bm nei loro interventi in vari paesi, specialmente in quelli dell’ America latina. Questi erano : disciplina budgetaria , riorientamento delle politiche della spesa pubblica, riforma fiscale , liberalizzazione finanziaria , tasso di cambio fisso e competitivo, liberalizzazione degli scambi, facilitazione (poi anche protezione degli investimenti diretti all’ estero), privatizzazione delle imprese pubbliche , deregolamentazione dei mercati per eliminare le barriere in entrata e in uscita delle merci, garanzia della proprietà privata. L’espressione quindi è riferita alla dottrina liberista dell’FMI che a Wasghington ha la sede, e non al governo degli Stati uniti (pur non ignorando i legami fra i due) e quindi tantomeno al ruolo del dollaro.

Torno ai due testi di Ennio e di Leonardo. Quello di Ennio, come detto sopra, mi sembra troppo riduttivo e trascura fenomeni in corso da alcuni decenni che sono stati preparatori della crisi. Ad es:
- il problema della sovrapproduzione che ha spinto la ricerca dell’utile, fine primo del capitalismo, sulla strada della finanziarizzazione spinta dell’economia
- il problema della (falsa) liberalizzazione dei mercati per trovare nuovi sbocchi alle merci occidentali
- il problema del “debito” divenuto poi grimaldello per scardinare le difese dei paesi della periferia e quindi far dilagare l’invasione commerciale e la conseguente rapina di risorse
La spiegazione di Ennio va bene se ci limitiamo a esaminare gli ultimi passaggi ma non possiamo limitarci a analizzare questi perché altrimenti dovremmo concludere che per risolvere il problema basta tornare indietro di 30 anni.

Quello di Leonardo amplia il quadro di Ennio e propone altri fattori da esaminare nonché domande scottanti: Perché l’eclissi del vecchio movimento operaio europeo? Perché si è esaurito il movimento dei non allineati? Perché la crisi disastrosa del blocco sovietico? Credo sia importante tentare una risposta perché ci aiuterebbe a uscire da quella ruminazione in termini obsoleti da cui ci mette in guardia Marino.

Ma in effetti il nostro documento fondativi dice che siamo di fronte a una crisi sistemica. Limitarsi a analizzare la crisi economica congiunturale, per grave che sia, rischia di contraddire questa nostra affermazione.

E’ per questo, per spostare l’attenzione sulla “crisi sistemica” che in una mia nota successiva ponevo la domanda : da quando cominciare a esaminare l’evoluzione del capitalismo e la sua crisi, che ha radici lontane e dimensioni culturali, fino a un certo punto contenute ma tuttavia operanti nel tempo (vedi le analisi sui tempi lunghi del sistema-mondo capitalista iniziate da Braudel e riprese e aggiornate da Wallerstein).

Ora io non sono un economista e per questo sento il bisogno di confrontarmi con varie letture e analisi, e credo che riferirsi a queste per discuterle, approvarle o confutarle, sia il modo più costruttivo. Ma occorre verificare se su questo punto c’è accordo o no.

Infine credo che come movimento politico che vuole inserirsi attivamente nella crisi sociale e culturale in atto non basti fermarsi a analizzare le cause della crisi ma anche a analizzare (e criticare) le vie che si stanno percorrendo per la sua soluzione. Ma ci vorrebbe qualche forza in più nel gruppo per allargare e approfondire il dialogo.

Mi fermo qui e aspetto a piè fermo le reazioni e le critiche che certo sono lecite e ragionevoli a questa mia

aldo zanchetta

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5. Ulteriori annotazioni e contributi al dibattito Empty Re: 5. Ulteriori annotazioni e contributi al dibattito

Messaggio  Ennio Mer 22 Apr 2009, 16:29

Premetto che apprezzo molto il contributo di Aldo che finalmente entra nel merito delle questione e, quindi, getta le basi della discussione. Spero che questo sia l'inizio di proficue discussioni.

Se ho ben capito il senso dell'intervento di Aldo, direi che ci sono alcuni primi grandi nodi da scogliere prima di proseguire. La questione è capire in che senso la crisi è "sistemica" e in che senso è "finanziaria". Cercando di semplificare al massimo, credo che il problema si riduca a rispondere alla seguenti domande (INVITO TUTTI I PARTECIPANTI AL DIBATTITO A RISPONDERE):

1. La presente crisi sarebbe potuta verificarsi indipendentemente dalle innovazioni finanziare degli ultimi 30 anni?

In proposto la mia risposta è NO: le nuove tecniche sono precondizione per il tipo di crisi verificatasi poichè rendono praticabile una forma di indebitamento delle famiglie che altrimenti sarebbe stata impossibile.

2. La presente crisi è del tipo che necessità una profittabilità degli investimenti reali in caduta? Detta altrimenti, la crisi richiede che l'economia reale (cioè non finanziaria) generi profitti per unità di capitale investito sempre più bassi?

In proposito la mia risposta è NO: non serve affatto una scarsa profittabilità per innescare il meccanismo che ha portato alla forte finanziarizzazione dell'economia (al massimo questa può velocizzare il processo). In ogni caso, la verità è che l'economia reale non ha visto ridursi i profitti nè tanto meno i saggi del profitto, anzi semmai si è assistito al contrario (probabilmente in virtù della riduzione della forza contrattuale dei lavoratori).

3. La presente crisi avrebbe potuto generarsi senza il predominio del dollaro?

In proposito la mia risposta è NO: senza il predominio del dollaro nel sistema finanziario mondiale il finanziamento del debito americano (vero elemento critico) non sarebbe stato possibile.

4. La presente crisi avrebbe potuto generarsi senza il predominio politico e militare degli USA?

In proposito la mia risposta è NO: senza il predominio politico e militare degli USA non sarebbe stato possibile il predominio del dollaro.

Ennio

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