Associazione per una Rivoluzione Democratica
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Messaggio  stefanoisola Mer 04 Mar 2009, 20:07

Per comodità nostra mi permetto di riportare qui sotto
l'essenziale (senza saluti e premesse) degli interventi succedutisi
sulla lista negli ultimi due giorni.


DA STEFANO ISOLA:

Alcune precisazioni che ritengo essenziali.
La prima precisazione riguarda il motivo per cui ho pensato di
chiamare il gruppo di lavoro "tecnoscienza" e basta. È proprio perché
penso che su questo e non su altro dovremmo dare un contributo
all'associazione. D'altra parte, se vogliamo occuparci di qualcosa
dobbiamo essere sicuri che quella cosa esista, in questo caso che la
parola composta "tecnoscienza" (introdotta dal sociologo belga Gilbert
Hottois) non sia la mera giustapposizione di "scienza" e "tecnica" ma indichi
qualcosa di sostanzialmente diverso.
Soprattutto qualcosa che segnali aspetti della realtà la cui critica
porti all'individuazione di concrete possibilità di movimento e azione
politica.
Personalmente sono convinto che questa "cosa" esista e sia di
importanza centrale per la comprensione e la critica della realtà che
viviamo (proprio su questo mi sforzerò di dare prima possibile un
contributo scritto).
Sono convinto che si tratti di qualcosa che in primissima
approssimazione possiamo caratterizzare come un "processo di
incessante cambiamento tecnologico orientato dal profitto", un
processo che si trova alla base non solo del "progresso" (qualunque
cosa si voglia intendere con questa parola) ma anche e soprattutto
alla base delle crisi e dei conflitti che caratterizzano la storia
recente del capitalismo non in modo punteggiato e saltuario ma come
uno stato più o meno permanente (rimando su questo all'importante
libro di Shankar Jha sul caos prossimo venturo).
Accanto a questa caratterizzazione ve ne sono altre importanti,
ciascuna
associata ad un particolare modo di mettere in relazione la
tecnoscienza con gli aspetti della vita sia individuale che collettiva
(ne ho indicate alcune nel primo post).
Un aspetto che mi pare cruciale e sul quale putroppo c'è infinita
confusione
riguarda il rapporto con i termini stessi di "scienza" e "tecnica".
Quando Illich dice che "le pratiche mediche diventano magia nera"
coglie almeno due aspetti fondamentali della tecnoscienza: il primo è
che alla base di essa vi è un atteggiamento metafisico non espresso
che consiste nel pensare possibile un accrescimento illimitato
della "potenza", cioè della capacità di controllo tecnico sulle cose;
l'altro è che di fronte agli esiti della tecnoscienza la persona si
trasforma in un "mistificato guardone", cioè come qualcuno che guarda
gli esiti di una procedura che non comprende nei suoi passaggi
ma che in qualche modo "funziona". Questo atteggiamento nei confronti
della tecnica, agli antipodi della razionalità scientifica, riproduce
esattamente quello degli antichi nei confronti della magia.
In questo senso la tecnoscienza svolge nel mondo attuale il ruolo
della magia e delle religioni
nei mondi antichi. In questo stesso senso la tecnoscienza è
perfettamente compatibile con un contesto socio-culturale permeato
d'irrazionalismo, pseudo-misticismo, nichilismo come quello in cui
siamo tutti immersi.
E ancora in questo senso i dibattiti più o meno accademici sul ruolo
della scienza, o delle scienze "vecchie" e "nuove", ecc., non solo
sono spesso inutili ma possono essere vero e proprio fumo negli occhi
nella prospettiva di un inquadramento realmente critico del problema.
Personalmente, come già detto, cercherò di dare al più presto un
contributo testuale su questi aspetti generali, ma credo che sarebbe
importante che ciascuno di noi si esprimesse chiaramente sia sul
taglio delineato sopra sia sugli aspetti più o meno particolari sui
quali vorrebbe contribuire.

RISPOSTA DI GIULIO BONALI:

Quanto scrivi mi trova perfettamemnte d' accordo.
In particolare per quel che riguarda l' osservazione che la tecnoscienza è
perfettamente compatibile con un contesto socio-culturale permeato
d'irrazionalismo, pseudo-misticismo, nichilismo come quello in cui
siamo tutti immersi (ed anzi personalmente direi che in realtà si fonda su
una concezione profondamente irrazionalistica, oggettivamente intrinseca
agli assetti sociali dominanti).
Quello su cui pensavo che le mie convinzioni fossero (o siano) per lo meno
in larga misura contrarie a quelle di gran parte dei viandanti (e sono stato
perciò felicemente sorpreso dalle tue parole) é sostanzialmente il mio
personale atteggiamento fortemente razionalistico, e la mia convinzione che
l' ideologia dominante (mi scuso per il suono alquanto "vetero" di questa
espressione, ma non ne trovo di migliori) sia caratterizzata da forti
elementi di irrazionalismo, anche e soprattutto nella pretesa che la
caratterizza (fra molti altri aspetti negativi) di ignorare i limiti delle
risorse naturali realisticamente disponibili e delle possibilità della
natura di metabolizzare gli effetti negativi delle attività
produttive-consumative umane (fino a un certo punto limitabili ma mai
totalmente eliminabili) consentendo la salvaguardia delle condizioni
fisico-chimiche e biologiche indispensabili alla nostra sopravvivenza come
specie.
Gli assetti sociali dominanti, imponendo la concorrenza "anarchica" fra
unità produttive reciprocamente isolate nella ricerca del massimo
(illimitato!) profitto ad ogni costo e a breve termine, non sono
conciliabili né con l' accettazione e il rispetto dei limiti delle risorse
naturali, né con un sano realismo e con la necessaria cautela nella stima
degli effetti delle attività umane sull' ambiente naturale, in modo da poter
tenere nel debito conto anche i limiti delle possibilità effettive di
previsione e calcolabilità dei rischi con precisione e attendibilità
adeguate in una materia estremamente complessa come quella ecologica; e
dunque non sono conciliabili nemmeno con la necessaria prudenza che un
atteggiamento autenticamente e conseguentemente razionalistico imporrebbe,
data la gravità delle possibili conseguenze delle attività umane odierne
(infatti si
dà spesso per scontata, con un vago, irresponsabile ottimismo, la
possibilità che prima o poi il "progresso tecnologico" risolverà certamente
i problemi che verranno al pettine; e inteso in questo modo
irrazionalistico, in perfetto accordo con quanto citato da Illich, il
concetto di "progresso ecnologico" non si distingue affatto da quello di
"bacchetta magica").
Contrariamente a ciò che pensano in molti, queste caratteristiche oggettive
proprie degli attuali rapporti sociali, in varia misura limitabili a seconda
delle circostanze ma mai completamente e definitivamente superabili a mio
parere, non sono affatto espressione di un preteso "eccesso di
razionalismo" bensì casomai di un grave difetto di razionalismo che é
intrinseco al capitalismo; e solo alla conditio sine qua non della
socializzazionre dei mezzi di produzione (mi scuso di muovo con coloro che
ritenessero fastidiosa questa terminologia alquanto "vetero", della quale
non ne trovo una più adeguata) si potranno porre le premesse necessarie per
un suo superamento in senso integralmente razionalistico.
In due parole: quello di cui personalmente credo ci sia bisogno non é meno
razionalismo ma più razionalismo (autentico, conseguente) rispetto a quanto
oggi accade, in particolare nel campo della tecnoscienza.
Mi scuso per queste (comunque spero non troppo noiosamente lunghe)
divagazioni alquanto generiche e forse inutili (ma forse potrebbero invece
contribuire, secondo le mie intenzioni, a cominciare ad intenderci su ciò
che condividiamo e su ciò su cui dissentiamo; comunque se le ritenete
inutilmente dispersive, sono pronto ad accettare serenamente le vostre
critiche doverosamente esplicite e senza sconti, e a cercare di tenerne
conto per il futuro).

RISPOSTA DI FRANCESCO MARZORATI

ciao
-porsi e porre domande partendo da sè, ovvero dalla propria storia/esperienza e radicamento socio-culturale
-porre domande su ciò che accade e accadrà nel mondo (più tardi anche oltre il mondo)
-a che pro? al fine di agitare le coscienze/intelligenze sopite affinchè siano attive (capaci di comprensione e analisi) non succubi di qualsiasi potere; non è ancora rivoluzionario questo , ma è un passo fondamentale e dirimente nella costruzione di un ordine nuovo culturale e politico capace di pensiero e proposizione inossidabili rispetto all'annichilimento cerebrale che il potere fascisteggiante vuole imporre
-al fine di organizzare una scuola di pensiero libero, concreto e libertario capace di non farsi turlupinare da imbonitori pagati
il compito è grande e al tempo stesso attraente: il gruppo di lavoro studia, si confronta, analizza insieme, organizza pubbliche conferenze/dibattito, riassume e prepara dispense per coloro che vogliano a loro volta studiare, dibattere e ancora....
propongo questi temi:
-economia e finanza (con il supporto di Mandel -trattato marxista di economia)
-energia e produzione industriale
-salute e sanità
-ambiente (natura, mare, sottosuolo, agricoltura, allevamento/piscicoltura)
-scienza di servizio (militare, holding, agenzie)
propongo un corso di studio di biologia: basi chimiche, composizione cellulare, energia cellulare, riproduzione ed ereditarietà, espressione genica, genoma umano, tecnologia e ingegneria genetica, funzioni di organismi animali, sistema immunitario, riproduzione e sviluppo embrionale, origine ed evoluzione dei microrganismi, origine ed evoluzione delle specie, evoluzione vegetale e animale, ecosistemi, funzione dell'energie, evoluzione umana e impatto ecologico
e un secondo corso di geografia economica
e poi ancora
-cosa fa il CNR con le 11 macro aree di ricerca?
-cosa fa ENEA nel centro di Ispra e nel centro di Frascati (che si occupa fra l'altro di fusione, fissione, progetto ITER, superconduttori)?
-cosa fa il CERN con il supercollidor di Ginevra?
-come e quali le ricadute cognitive/analitiche di questi studi e progetti per le classi popolari?
-quale interlocuzione fra "addetti ai lavori" e classi popolari?


RISPOSTA DI SILVANA BOTASSIS

Premesso che mi sento alquanto inadeguata
rispetto al livello culturale del dialogo che comincia a scorrere tra
noi, e premesso anche che sono totalmente d'accordo su quanto detto
circa la tecnoscienza, vorrei però porre un dubbio sulla funzione che
magia e religione svolgessero nelle culture antiche e svolgano tuttora
nelle culture tradizionali.
Sono troppo convinta della radicale
diversità degli universi culturali per potermi permettere di giudicarne
altri dalla prospettiva del mio.
Piuttosto consento totalmente sul
fatto che oggi la tecnoscienza svolga il ruolo di religione nel senso
più deteriore e dogmatico del termine (posso permettermi l'espressione,
molto vetero, oppio dei popoli?). Ciò che è "scientificamente
dimostrato" è verità assoluta, e questo è dogma puro e semplice.
Peggio, da questa dogmatica si deducono comportamenti individuali e
collettivi che estraniano sempre di più dalla propria soggettività
trasformando tutti in oggetti inconsapevoli del potere tecnoscientifico
(e, insisto, degli interessi che copre).
Detto questo, io vorrei
richiamare l'attenzione sulla distinzione fatta da Latouche ("Lo scudo
di Minerva") tra razionalità (lineare, causale) e ragionevolezza, che
trova nella relazione, nel dia-logo le proprie risposte, mai assolute,
ma sempre relative al contesto, relazionali, appunto.

stefanoisola

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Messaggio  Giulio Bonali Dom 08 Mar 2009, 18:10

Non so se continuare a ragionare “a ruota libera” su questi argomenti per me molto interessanti ma alquanto vaghi e astratti sia la cosa migliore da farsi, almeno per ora.
In assenza di diverse decisioni condivise, approfittando anche del fatto che per lo meno qui nel forum non rompo troppo le scatole ai viandanti impegnati negli altri gruppi di lavoro, continuerei per ora il dialogo con Silvana.

Mi sento innanzitutto in dovere di dirle di non temere di urtare la razionalità di nessuno, e la mia in particolare anche perché sono profondamente convinto che fra noi dobbiamo confrontarci con la massima chiarezza e senza inutile diplomazia sulle convinzioni rispettive di ognuno (anche da quelle più minoritarie e anticonformiste nel nostro stesso gruppetto potrebbe accadere di ricavare qualche utile insegnamento; e comunque prenderle in considerazione costa solo una minima perdita di tempo).
Inoltre mi associo nel dichiarare anche da parte mia la consapevolezza di essere ampiamente inadeguato rispetto ai compiti che ci siamo assunti; non credo di poter garantire al nostro gruppo molto di più di una sincera buona volontà. Comunque faremo del nostro meglio.

Per me lo scientismo é solo uno dei tanti tagli di oppio che oggi le minoranze superprivilegiate al potere propinano a dosi da cavallo alle masse dominate (soprattutto qui in Occidente), e forse non peggiore (né invero migliore) di tante altre forme di irrazionalismo, come le più svariate superstizioni, le mode (pseudo-) culturali esotiche e variamente “esoteriche”, il gioco d' azzardo (dal gratta e perdi alle lotterie nazionali), il “voyeurismo (pseudo-) sportivo” e molto altro.

Ciò che é scientificamente dimostrato (alla lettera, senza virgolette) non é certo (né pretende di essere) verità assoluta, anche perché nulla di assoluto é compatibile con la scienza (ma casomai con varie forme di irrazionalismo antiscientifico) i cui oggetti di studio non possono essere che relativi: fenomeni misurabili e misurati, id est: considerati in rapporto -ovvero, per l' appunto in relazione- fra loro; ma secondo me nemmeno può essere dogma, bensì teoria fondata su osservazioni e/o su calcoli, deduzioni, ipotesi applicati ad osservazioni in linea di principio controllabili da chiunque.
Dogmi (e micidiali stupefacenti per i popoli) sono invece a mio avviso quelli dell' ideologia scientista, che pretendono indebitamente di essere scientifici (e razionalistici) ma sono in realtà distorsioni antiscientifiche (e irrazionalistiche) delle autentiche acquisizioni delle scienze.
Esempio tipico: la pretesa di ricondurre le differenze nel comportamento umano (che é quanto di più plastico e pleiomorficamente modulabile dal' ambiente e dalle esperienze personali esista in natura: *questo* ci dice la scienza!) a conseguenze immediate, dirette, lineari, univoche del genoma, che é un' antiscientifica deformazione ideologica della verità scientifica secondo la quale gli organismi fenotipici e i loro comportamenti e azioni sono conseguenze del tutto naturali delle interazioni, estremamente complesse ma in ultima analisi di tipo fisico-chimico, fra genoma ed ambiente intra- ed extra- cellulare; ivi compresi, per lo meno nel caso dell' uomo, gli aspetti sociali e culturali dell' ambiente di cui fa parte (di enorme importanza proprio nel condizionare *le differenze* nei suoi comportamenti; mentre il genoma tende a condizionarne piuttosto gli aspetti comuni, costanti, standardizzati).

Sulla magia personalmente ritengo che essa possa essere uno strumento adeguato di orientamento ed azione nell' ambito di culture alquanto primitive (verso le quali per un elementare principio di giustizia non é ammissibile alcun atteggiamento “imperialistico” di soppraffazione e prepotenza ma unicamente rapporti di confronto rispettosi e corretti, che soli fra l' altro possono favorirne una positiva evoluzione e un reale superamento), ma del tutto inutili ad affrontare adeguatamente i tremendi problemi che oggi si pongono all' uomo (non solo occidentale, anche se per colpa -senza virgolette- della società occidentale dominante il mondo in lungo e in largo).
Anche la scienza moderna (non l’ ideologia scientista o la tecnoscienza) è nata dalla critica razionale-sviluppo-superamento proprio di credenze di tipo magico o variamente superstizioso, fondate su osservazioni immediatamente, superficialmente ed acriticamente “empiriche”. E la scienza più difficile e complessa di tutte, il nostro mestiere, la medicina, ancora si dibatte fra l’ empiria immediata e inspiegata e la comprensione razionale e l’ impiego di procedimenti autenticamente scientifici.

Saluti a tutti.

Giulio

Giulio Bonali

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